Archivio della categoria 'Pensieri'

La crudeltà

I bambini, appena arrivati, venivano strappati ai propri genitori e trascinati in stalle sconfinati dove venivano poi costretti a dormire stretti, infreddoliti, in pessime condizioni igieniche e così anche i loro genitori. Camminando in una camera a gas colpiscono particolarmente i segni delle unghie lasciati sulle pareti. Quale orrore e sgomento si può provare pensando a centinaia di persone compresse in una camera a gas! Erano convinti di potersi finalmente lavare, e dopo cinque minuti si portavano le mani alla gola, non respiravano più, vedevano gli altri morirgli intorno. Uno dopo l’altro aspettavano a turno la morte. Ci si può mettere la mano sul fuoco: nessuno può effettivamente rendersi conto di ciò che è stato, dell’orrore che regnava nei campi di sterminio senza aver visitato di persona quella perfetta macchina della morte che è Birkenau.
Nessuno può passare da Birkenau senza provare dolore in prima persona, cordoglio per i poveri innocenti sterminati, nausea e rancore, ribrezzo verso quei freddi bastardi che hanno osato inquinare così la storia e macchiarsi in maniera crudele e atroce le mani di sangue.

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Pubblicato da Francesco il 6 February 2007 in Pensieri

Perchè la storia non si ripeta

Ad Auschwitz c’era la neve. Una neve gelida e pallida, inondata da un fiume di sangue innocente.
Il fumo saliva lento; era il prodotto du una vergognosa, insensata ed inutile violenza. nel campo di Birkenau ed Auschwitz oggi regna il silenzio, ma il vento trasporta con se urla di dolore, pianti di infanti, gemiti di bestie innocenti, impacchettate con casacche a righe, sportche, lacere, luride.
Autoritarie, fiere abbattevano i loro artigli feroci su quei corpi scheletrici e orripilanti di schiavi.
Un ebreo muore trasportando un sacco, l’ultimo respiro lo abbandona; un altro muore tra i fumi del gas, rinchiuso in una camera stagna altri scheletri vengono bruciati nei forni, ancora vivi.
Un’altra schiera di martiri senza più niente viene fucilata. Un’atrocità dopo l’altra, 12 milioni di persone sono state uccise e le loro ceneri disperse nel vento, ancora gridano a gran voce un ammonimento al mondo, perchè nessuno voglia ancora prevalere e abusare degli altri, perchè non ci sia più uomo che possa portare avanti idee basate sul nazismo e sul nazionalismo, perchè tutti possiamo considerarci e fare in modo di essere uguali perchè la storia non si ripeta.

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Pubblicato da Giuseppe Rago il 5 February 2007 in Neve, Pensieri

Auschwitz-1

Oggi la visita è stata incentrata su Auschwitz 1, che fu principalmente un campo di lavoro. L’iscrizione che impera all’ingresso del campo, “Arbeit Macht Frei” (il lavoro rende liberi), anche se non fu scritta con tale fine, finì inevitabilmente con l’assumere un senso di presa in giro. Entrando, è stato come varcare la soglia di un orrore infinito. Le Baracche, di mattoni e legno, avevano sbarre alle finestre, ed è stato come se ci osservassero. Osservavano i nostri passi. Come vivere dentro una città  fantasma. Tutto attendeva, sotto la neve, calmo, quieto, senza far trapelare nessuno degli orrori che aveva ospitato. Il muro della morte, ci ha messo di fronte a quel che veramente accadeva lì dentro. Esecuzioni sommarie, frequenti, terribili, per il puro gusto macabro di passione omicida.
La guida ci ha condotto attraverso molte baracche, in tutte brandelli delle vite spezzate dei condannati. Ma è stato nell’ultima, che tutta la tragedia dell’olocausto ci si è schiantata contro.
Capelli.
La cosa che si crede la più naturale del mondo. Una volta messi là, accumulati, ciocche su ciocche, tonnellate e tonnellate di capelli mostravano il disumano intento delle SS; ridurre un essere umano ad unità  produttiva: prima macchina esecutrice di lavoro, ma utile anche da morta per i capelli, che venivano venduti e tessuti, per i denti d’oro, per le ossa, per la cenere.
La cosa che però mi ha fatto più rabbrividire, arrabbiare, sbigottire è stata una scarpa, di quella della dimensione di una bambola, ma che ad una bambola non apparteneva. Anche i bambini erano stati uccisi, bambini abbastanza grandi da avere scarpine, ma non abbastanza da mangiare cibi solidi.
Come poteva essere un pericolo, un essere vivente che neanche sapeva che si trovava al mondo? Come si fa ad uccidere un mocciosetto dell’età del proprio figlio, e poi dormire sonni tranquilli? Da quale mostro capace di tutto ciò la coscienza è così lontana?
Scelleratezza. Orrore. Razionaltà si, ma in modo crudele. Tutto questo era il “Campo di Lavoro” di Auschwitz 1.

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Pubblicato da Gabriele il 31 January 2007 in Pensieri, AUSCHWITZ

Le impressioni di Duccio

Nel pomeriggio abbiamo avuto un incontro con dei superstiti del campo di auschwitz nel palazzetto dello sport di Cracovia. I loro nomi sono Marcello Martini e le sorelle Bucci. Le sorelle hanno raccontato la sofferta vita prima e dopo il campo di concentramento. Con molto dolore hanno riferito l’evoluzione della loro storia, che è iniziata quando avevano appena 4-6 anni. La parola è passata poi a Marcello Martini, il quale ha esposto il proprio racconto, con molta devozione e malinconia. Solo per arrivare al campo è stato costretto a percorrere 230 km a piedi, con temperature molto rigide e con lo scherno di paesani e S.S.

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Pubblicato da luccio il 31 January 2007 in Pensieri