Il cielo di Auschwitz.
Ho chiuso gli occhi
nel campo di sterminio di Auschwitz
e ti ho vista, piccola stella,
che con la tua bambolina,
stretta tra le braccia,
scendevi i pochi gradini
che ti portavano alle docce.
Ti ho vista piegare con cura
il vestitino della festa.
Ti ho vista scomparire
dietro la pesante porta.
Ti ho vista addormentarti.
Ti ho vista volare su una nuvola di fumo.
Il cielo di Auschwitz non potrà mai più
colorarsi di azzurro.
Pubblicato da Francesco il 12 February 2007 in Poesie
Andra e Tatiana Bucci avevano 4 e 6 anni, nel marzo 1944, quando furono deportate ad Auschwitz insieme a un cugino, Sergio, di 6 anni. Miracolosamente scampate alla crudele selezione del campo, le due sorelle furono liberate il 27 gennaio 1945, il giorno della liberazione del campo di Auschwitz. Il cuginetto, usato come cavia per orribili esperimenti, non fece più ritorno a casa.
Sul treno di ritorno, ci mettiamo a girellare ed incontriamo persone, ci scambiamo impressioni, ed a un certo punto incontriamo Andra e Tatiana Bucci, che si dimostrano cordiali e ben disposte a fare 2 chiacchiere.
Il primo commento che le sorelle Bucci ci lasciano è il loro stupore nel sentire il completo silenzio mentre testimoniavano insieme a Marcello Martini. “Di solito” dicono “prima c’è sempre un po’ di brusio, ma quando iniziamo a raccontare cala un silenzio incredibile ed è una cosa che ci tocca molto da vicino, questo volerci sentir raccontare”.
Tatiana poi ci dice: “Sono felicissima di incontrare tutti questi ragazzi attentissimi alla nostra storia e spero vivamente che un pezzettino della nostra memoria rimanga nei loro cuori e che tornando a casa possano raccontare a chi ha dubbi sulla Shoah quello che loro hanno visto e hanno sentito da noi”.
Rivolgono la loro attenzione non solo al passato, ricordando oltre alle vittime ebree quelle omosessuali, politiche e rom, nonchè gli antisociali, i menomati, eccetera, ma anche al presente considerando che le popolazioni del Rwanda e dell’Eritrea oggi muoiono per gli stessi motivi, e gli altri 1000 genocidi organizzati sconvolgono la Terra in ogni momento.
Non sappiamo se sia effetto della deportazione in Birkenau oppure se sia innato, ma un indubbio spirito forte e luminoso anima Andra e Tatiana.
Pubblicato da Paolitto89 il 9 February 2007 in BIRKENAU, Bucci
I bambini, appena arrivati, venivano strappati ai propri genitori e trascinati in stalle sconfinati dove venivano poi costretti a dormire stretti, infreddoliti, in pessime condizioni igieniche e così anche i loro genitori. Camminando in una camera a gas colpiscono particolarmente i segni delle unghie lasciati sulle pareti. Quale orrore e sgomento si può provare pensando a centinaia di persone compresse in una camera a gas! Erano convinti di potersi finalmente lavare, e dopo cinque minuti si portavano le mani alla gola, non respiravano più, vedevano gli altri morirgli intorno. Uno dopo l’altro aspettavano a turno la morte. Ci si può mettere la mano sul fuoco: nessuno può effettivamente rendersi conto di ciò che è stato, dell’orrore che regnava nei campi di sterminio senza aver visitato di persona quella perfetta macchina della morte che è Birkenau.
Nessuno può passare da Birkenau senza provare dolore in prima persona, cordoglio per i poveri innocenti sterminati, nausea e rancore, ribrezzo verso quei freddi bastardi che hanno osato inquinare così la storia e macchiarsi in maniera crudele e atroce le mani di sangue.
Pubblicato da Francesco il 6 February 2007 in Pensieri
Ad Auschwitz c’era la neve. Una neve gelida e pallida, inondata da un fiume di sangue innocente.
Il fumo saliva lento; era il prodotto du una vergognosa, insensata ed inutile violenza. nel campo di Birkenau ed Auschwitz oggi regna il silenzio, ma il vento trasporta con se urla di dolore, pianti di infanti, gemiti di bestie innocenti, impacchettate con casacche a righe, sportche, lacere, luride.
Autoritarie, fiere abbattevano i loro artigli feroci su quei corpi scheletrici e orripilanti di schiavi.
Un ebreo muore trasportando un sacco, l’ultimo respiro lo abbandona; un altro muore tra i fumi del gas, rinchiuso in una camera stagna altri scheletri vengono bruciati nei forni, ancora vivi.
Un’altra schiera di martiri senza più niente viene fucilata. Un’atrocità dopo l’altra, 12 milioni di persone sono state uccise e le loro ceneri disperse nel vento, ancora gridano a gran voce un ammonimento al mondo, perchè nessuno voglia ancora prevalere e abusare degli altri, perchè non ci sia più uomo che possa portare avanti idee basate sul nazismo e sul nazionalismo, perchè tutti possiamo considerarci e fare in modo di essere uguali perchè la storia non si ripeta.
Pubblicato da Giuseppe Rago il 5 February 2007 in Neve, Pensieri