Auschwitz-1
Oggi la visita è stata incentrata su Auschwitz 1, che fu principalmente un campo di lavoro. L’iscrizione che impera all’ingresso del campo, “Arbeit Macht Frei” (il lavoro rende liberi), anche se non fu scritta con tale fine, finì inevitabilmente con l’assumere un senso di presa in giro. Entrando, è stato come varcare la soglia di un orrore infinito. Le Baracche, di mattoni e legno, avevano sbarre alle finestre, ed è stato come se ci osservassero. Osservavano i nostri passi. Come vivere dentro una città fantasma. Tutto attendeva, sotto la neve, calmo, quieto, senza far trapelare nessuno degli orrori che aveva ospitato. Il muro della morte, ci ha messo di fronte a quel che veramente accadeva lì dentro. Esecuzioni sommarie, frequenti, terribili, per il puro gusto macabro di passione omicida.
La guida ci ha condotto attraverso molte baracche, in tutte brandelli delle vite spezzate dei condannati. Ma è stato nell’ultima, che tutta la tragedia dell’olocausto ci si è schiantata contro.
Capelli.
La cosa che si crede la più naturale del mondo. Una volta messi là, accumulati, ciocche su ciocche, tonnellate e tonnellate di capelli mostravano il disumano intento delle SS; ridurre un essere umano ad unità produttiva: prima macchina esecutrice di lavoro, ma utile anche da morta per i capelli, che venivano venduti e tessuti, per i denti d’oro, per le ossa, per la cenere.
La cosa che però mi ha fatto più rabbrividire, arrabbiare, sbigottire è stata una scarpa, di quella della dimensione di una bambola, ma che ad una bambola non apparteneva. Anche i bambini erano stati uccisi, bambini abbastanza grandi da avere scarpine, ma non abbastanza da mangiare cibi solidi.
Come poteva essere un pericolo, un essere vivente che neanche sapeva che si trovava al mondo? Come si fa ad uccidere un mocciosetto dell’età del proprio figlio, e poi dormire sonni tranquilli? Da quale mostro capace di tutto ciò la coscienza è così lontana?
Scelleratezza. Orrore. Razionaltà si, ma in modo crudele. Tutto questo era il “Campo di Lavoro” di Auschwitz 1.
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