Recensione: “Meglio non sapere”

Meglio non sapere” di Titti Marrone, narra la storia di Andra, Tatiana e Sergio, sotto forma di reportage, ripercorrendo la storia dei figli di due sorelle: Mira e Gisella, figlie di Rosa Farberow. Il racconto si basa principalmente sulle testimonianze di Tatiana e Andra Bucci.

Dalla Bielorussia la grande famiglia di Mira e Gisella si trasferisce a Fiume in seguito alle prime discriminazioni legate alla razza, sia perchè la città sembrava pacifica e tollerante, sia perchè, avendo uno sbocco sul mare, era un’ottima via di fuga.

Il tempo passa e le due sorelle sono ormai due belle ragazze che si innamorano e si sposano con due cattolici: Mira con Giovanni Bucci mentre Gisella incontra Eduardo de Simone, napoletano, che dopo aver finito di lavorare a Fiume torna a Napoli con la moglie.

Tuttavia Gisella, partita contenta e sicura di poter trovare lavoro, arriva invece in una città dove anche i suoceri la disprezzano. Così, nel 1943, decide di tornare a Fiume, scelta che rimpiangerà per tutta la vita: solo due mesi dopo sarebbero arrivati gli americani che, firmando l’armistizio, l’avrebbero tenuta al sicuro nella parte d’Italia liberata.

Tante volte, ad Auschwitz, Gisella avrebbe pensato che se fosse rimasta a Napoli, se non fosse partita per Fiume, forse nulla sarebbe avvenuto.

Giunta nella costa adriatica riscopre la voglia di vivere, torna nella casa fresca e bianca dove ha vissuto la madre, con un’ottima accoglienza dei suoi familiari. Una situazione davvero idilliaca fin quando Fiume, fino ad allora tollerante, applica le leggi razziali del Regio Decreto del 1938.

Le persecuzioni iniziano nel 1943 inoltrato, cogliendo la comunità ebraica di sorpresa; una notte vengono deportati un centinaio di ebrei, successivamente viene incendiata la sinagoga.

Una sera dei tedeschi bussano alla porta della famiglia Farberow, denunciata come ebrea da uno stesso ebreo per soldi. Inizia così l’incubo. Mira va in camera dalle bambine che sono nel loro letto, sotto le coperte, le scopre, Tatiana dice “Ma Mamma, Andra ha ancora la febbre!”. Mira prepara le bambine e escono tutti di casa. Viene così fatta sparire una famiglia intera: la mamma Rosa, i suoi figli Mira, Gisella, Sonia e Josi, i suoi nipoti Tatiana, Andra e Sergio.

La destinazione è San Sabba, una risiera trasformata in lager dove gli ebrei vengono ammassati nelle celle. Poi inizia il viaggio in treno per Auschwitz, sempre ammassati.

Arrivati al lager polacco, tramite il bivio iniziale, Rosa e la figlia Sonia vengono subito mandate verso le camere a gas, gli altri possono accedere al campo. Devono imparare a sopravvivere. Andra e Tatiana si dimostrano molto sveglie, anche se devono vivere lontano dalla madre che, ogni giorno, appare sempre più brutta, affaticata, notevolmente invecchiata. La mamma ricorda ogni giorno alle bambine i loro nomi, fin quando non sparisce. Le due piccole sono sicure che la mamma sia stata uccisa, tuttavia non sono tristi, non piangono neppure.

Sergio de Simone viene invece portato via dal campo. Il medico Heissmeyer chiede venti bambini come cavie. Alcune SS hanno un cuore: una avvisa le sorelle Bucci che arriveranno delle persone chiedendo “chi vuole vedere la propria mamma?“. I piccoli a questa domanda dovranno rispondere no altrimenti verranno presi. Le bimbe informano anche Sergio che, non fidandosi, fa un passo avanti, un gesto che lo porterà alla morte.

Il lager è un inferno, fin quando i tedeschi, sentendosi in pericolo, distruggono tutto quello che possono: bruciano le baracche, fanno scrostare ai deportati per intere giornate, con le sole unghie, ben 50 centimetri di grasso umano e pezzi di ossa attaccati alle ciminiere, danno fuoco anche al Canada, la baracca contenente tutti i beni preziosi e fanno infine saltare i forni crematori.

Libertà. Finalmente i tedeschi se ne sono andati, ora i prigionieri sono liberi e scappano per tornare nei propri paesi. I bambini vengono accolti da vari centri organizzati per l’occasione e, dopo varie peripezie, Andra e Tatiana raggiungono Londra. Per la prima volta trovano affetto, cibi caldi, spazi per giocare anche se non si fidano, pensano che sia un’altra beffa degli ebrei.

Dopo le prime settimane, l’atteggiamento di chiusura verso gli adulti cominciò a trasformarsi e lentamente emerse il bisogno di amore.

E’ ora di provare a portare i bambini fuori dall’oasi protetta della casa. […] Si sta per portarli a Londra. […] Ma già fin dalla prima colazione, quando il bus che doveva portarli a Londra fu parcheggiato davanti alla casa, qualcosa prese a non funzionare per il verso giusto. Per loro, il bus, significava il transito verso la morte.

Grazie anche alla Croce Rossa, dopo lunghe ricerche, la famiglia Bucci ritrova le figlie.

Anche la famiglia di Sergio cerca suo figlio, usato per esperimenti sulla TBC. La madre è convinta che Sergio tornerà, magari è in Russia da qualche famiglia o nell’esercito. In realtà un giornalista tedesco dopo varie ricerche, scopre che Sergio è morto, ma nessuno lo dirà a Gisella che porta la speranza fino al giorno della sua morte.

E’ meglio che lei non abbia saputo, conclude l’autrice, fornendoci così la chiave di lettura di questo romanzo, testimonianza di forte coinvolgimento emotivo anche perchè Andra e Tatiana, ormai settantenni, sono tra i superstiti che ho potuto incontrare in occasione del Giorno della Memoria.

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Pubblicato da Francesco il 24 Maggio 2007 in Libri, BIRKENAU, AUSCHWITZ, Bucci

Cielo

Il cielo di Auschwitz.

Ho chiuso gli occhi
nel campo di sterminio di Auschwitz
e ti ho vista, piccola stella,
che con la tua bambolina,
stretta tra le braccia,
scendevi i pochi gradini
che ti portavano alle docce.
Ti ho vista piegare con cura
il vestitino della festa.
Ti ho vista scomparire
dietro la pesante porta.
Ti ho vista addormentarti.
Ti ho vista volare su una nuvola di fumo.
Il cielo di Auschwitz non potrà mai più
colorarsi di azzurro.

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Pubblicato da Francesco il 12 Febbraio 2007 in Poesie

I ragazzi del Sarrocchi con le sorelle Bucci

Andra e Tatiana Bucci avevano 4 e 6 anni, nel marzo 1944, quando furono deportate ad Auschwitz insieme a un cugino, Sergio, di 6 anni. Miracolosamente scampate alla crudele selezione del campo, le due sorelle furono liberate il 27 gennaio 1945, il giorno della liberazione del campo di Auschwitz. Il cuginetto, usato come cavia per orribili esperimenti, non fece più ritorno a casa.

Sul treno di ritorno, ci mettiamo a girellare ed incontriamo persone, ci scambiamo impressioni, ed a un certo punto incontriamo Andra e Tatiana Bucci, che si dimostrano cordiali e ben disposte a fare 2 chiacchiere.
Il primo commento che le sorelle Bucci ci lasciano è il loro stupore nel sentire il completo silenzio mentre testimoniavano insieme a Marcello Martini. “Di solito” dicono “prima c’è sempre un po’ di brusio, ma quando iniziamo a raccontare cala un silenzio incredibile ed è una cosa che ci tocca molto da vicino, questo volerci sentir raccontare”.
Tatiana poi ci dice: “Sono felicissima di incontrare tutti questi ragazzi attentissimi alla nostra storia e spero vivamente che un pezzettino della nostra memoria rimanga nei loro cuori e che tornando a casa possano raccontare a chi ha dubbi sulla Shoah quello che loro hanno visto e hanno sentito da noi”.
Rivolgono la loro attenzione non solo al passato, ricordando oltre alle vittime ebree quelle omosessuali, politiche e rom, nonchè gli antisociali, i menomati, eccetera, ma anche al presente considerando che le popolazioni del Rwanda e dell’Eritrea oggi muoiono per gli stessi motivi, e gli altri 1000 genocidi organizzati sconvolgono la Terra in ogni momento.
Non sappiamo se sia effetto della deportazione in Birkenau oppure se sia innato, ma un indubbio spirito forte e luminoso anima Andra e Tatiana.

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Pubblicato da Paolitto89 il 9 Febbraio 2007 in BIRKENAU, Bucci

La crudeltà

I bambini, appena arrivati, venivano strappati ai propri genitori e trascinati in stalle sconfinati dove venivano poi costretti a dormire stretti, infreddoliti, in pessime condizioni igieniche e così anche i loro genitori. Camminando in una camera a gas colpiscono particolarmente i segni delle unghie lasciati sulle pareti. Quale orrore e sgomento si può provare pensando a centinaia di persone compresse in una camera a gas! Erano convinti di potersi finalmente lavare, e dopo cinque minuti si portavano le mani alla gola, non respiravano più, vedevano gli altri morirgli intorno. Uno dopo l’altro aspettavano a turno la morte. Ci si può mettere la mano sul fuoco: nessuno può effettivamente rendersi conto di ciò che è stato, dell’orrore che regnava nei campi di sterminio senza aver visitato di persona quella perfetta macchina della morte che è Birkenau.
Nessuno può passare da Birkenau senza provare dolore in prima persona, cordoglio per i poveri innocenti sterminati, nausea e rancore, ribrezzo verso quei freddi bastardi che hanno osato inquinare così la storia e macchiarsi in maniera crudele e atroce le mani di sangue.

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Pubblicato da Francesco il 6 Febbraio 2007 in Pensieri

Perchè la storia non si ripeta

Ad Auschwitz c’era la neve. Una neve gelida e pallida, inondata da un fiume di sangue innocente.
Il fumo saliva lento; era il prodotto du una vergognosa, insensata ed inutile violenza. nel campo di Birkenau ed Auschwitz oggi regna il silenzio, ma il vento trasporta con se urla di dolore, pianti di infanti, gemiti di bestie innocenti, impacchettate con casacche a righe, sportche, lacere, luride.
Autoritarie, fiere abbattevano i loro artigli feroci su quei corpi scheletrici e orripilanti di schiavi.
Un ebreo muore trasportando un sacco, l’ultimo respiro lo abbandona; un altro muore tra i fumi del gas, rinchiuso in una camera stagna altri scheletri vengono bruciati nei forni, ancora vivi.
Un’altra schiera di martiri senza più niente viene fucilata. Un’atrocità dopo l’altra, 12 milioni di persone sono state uccise e le loro ceneri disperse nel vento, ancora gridano a gran voce un ammonimento al mondo, perchè nessuno voglia ancora prevalere e abusare degli altri, perchè non ci sia più uomo che possa portare avanti idee basate sul nazismo e sul nazionalismo, perchè tutti possiamo considerarci e fare in modo di essere uguali perchè la storia non si ripeta.

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Pubblicato da Giuseppe Rago il 5 Febbraio 2007 in Neve, Pensieri

Auschwitz-1

Oggi la visita è stata incentrata su Auschwitz 1, che fu principalmente un campo di lavoro. L’iscrizione che impera all’ingresso del campo, “Arbeit Macht Frei” (il lavoro rende liberi), anche se non fu scritta con tale fine, finì inevitabilmente con l’assumere un senso di presa in giro. Entrando, è stato come varcare la soglia di un orrore infinito. Le Baracche, di mattoni e legno, avevano sbarre alle finestre, ed è stato come se ci osservassero. Osservavano i nostri passi. Come vivere dentro una città  fantasma. Tutto attendeva, sotto la neve, calmo, quieto, senza far trapelare nessuno degli orrori che aveva ospitato. Il muro della morte, ci ha messo di fronte a quel che veramente accadeva lì dentro. Esecuzioni sommarie, frequenti, terribili, per il puro gusto macabro di passione omicida.
La guida ci ha condotto attraverso molte baracche, in tutte brandelli delle vite spezzate dei condannati. Ma è stato nell’ultima, che tutta la tragedia dell’olocausto ci si è schiantata contro.
Capelli.
La cosa che si crede la più naturale del mondo. Una volta messi là, accumulati, ciocche su ciocche, tonnellate e tonnellate di capelli mostravano il disumano intento delle SS; ridurre un essere umano ad unità  produttiva: prima macchina esecutrice di lavoro, ma utile anche da morta per i capelli, che venivano venduti e tessuti, per i denti d’oro, per le ossa, per la cenere.
La cosa che però mi ha fatto più rabbrividire, arrabbiare, sbigottire è stata una scarpa, di quella della dimensione di una bambola, ma che ad una bambola non apparteneva. Anche i bambini erano stati uccisi, bambini abbastanza grandi da avere scarpine, ma non abbastanza da mangiare cibi solidi.
Come poteva essere un pericolo, un essere vivente che neanche sapeva che si trovava al mondo? Come si fa ad uccidere un mocciosetto dell’età del proprio figlio, e poi dormire sonni tranquilli? Da quale mostro capace di tutto ciò la coscienza è così lontana?
Scelleratezza. Orrore. Razionaltà si, ma in modo crudele. Tutto questo era il “Campo di Lavoro” di Auschwitz 1.

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Pubblicato da Gabriele il 31 Gennaio 2007 in Pensieri, AUSCHWITZ

Le impressioni di Duccio

Nel pomeriggio abbiamo avuto un incontro con dei superstiti del campo di auschwitz nel palazzetto dello sport di Cracovia. I loro nomi sono Marcello Martini e le sorelle Bucci. Le sorelle hanno raccontato la sofferta vita prima e dopo il campo di concentramento. Con molto dolore hanno riferito l’evoluzione della loro storia, che è iniziata quando avevano appena 4-6 anni. La parola è passata poi a Marcello Martini, il quale ha esposto il proprio racconto, con molta devozione e malinconia. Solo per arrivare al campo è stato costretto a percorrere 230 km a piedi, con temperature molto rigide e con lo scherno di paesani e S.S.

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Pubblicato da luccio il 31 Gennaio 2007 in Pensieri

La strada per Auschwitz

TRENO
Notte ignobile in treno. Viaggio nel complesso decente.

AUSCHWITZ II - BIRKENAU
Incredibilmente non nevica quando scendiamo al campo di Birkenau, poco fuori dalla cittadella di Auschwitz (Oswiecim in polacco), ma il vento fa soffrire veramente un freddo bestia. La prima cosa spiazzante è la dimensione del posto, che è di un’immensità tale da procurare una preventiva, forte angoscia. La visita procede con una minuziosa descrizione delle condizioni di vita dei prigionieri; contemporaneamente un grosso e pesante macigno si piazza sul collo e ci accompagna per tutta la giornata.
E’ impossibile pensare che in questo “imbuto”, in questo luogo dove noi stiamo camminando, sia stato pensato, progettato e realizzato il crimine efferato per cui un uomo uccide altri uomini, donne, bambini… ed è ancora più atroce pensare che la dimensione della Shoa, la sofferenza dei lager non sia sufficiente per l’eternità e oltre, che ci sia ancora il bisogno di uccidere, torturare, combattere.

CONCERTO
Stanchi morti. Ma stasera siamo andati al palazzetto dello sport il concerto. Un Moni Ovadia diverso dal solito ci esprime la sua magistrale interpretazione della commemorazione, frammezzando ottime letture a canti altrettanto coinvolgenti.

A sorpresa, segue la favolosa musica di un gruppo di ragazzi di Brescia, energici e divertenti, e molto bravi tecnicamente.

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Pubblicato da gunther il 31 Gennaio 2007 in Concerto, BIRKENAU, AUSCHWITZ, Treno

Il viaggio

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Pubblicato da Francesco il 31 Gennaio 2007 in Viaggio, Treno, Bucci

Programma del viaggio

Domenica 28 Gennaio
partenza da Firenze alle ore 11, con pernottamento in treno.

Lunedì 29 Gennaio
arrivo ad Oswiecim (Auschwitz) alle ore 7 di mattina. Dopo l’incontro con le guide, inizierà  la visita al campo di Birkenau (Auschwitz II).

Martedì 30 Gennaio

visita al campo Auschwitz I. Nel pomeriggio è stato programmato un incontro con alcuni superstiti deportati, come Andra e Tatiana Bucci e Marcello Martini.

Mercoledì 31 Gennaio
visita alla città  di Cracovia, con particolare riguardo al ghetto ebraico di Kazimierz e ingresso in una sinagoga. Nel pomeriggio visita alla Miniera del Sale di Wieliczka, e per le ore 18 è prevista la ripartenza.

Giovedì 1 Febbraio
rientro a Firenze Santa Maria Novella per le ore 13.

Noi abbiamo già preparato le valige, sperando di non aver dimenticato nulla. Vi aggiorneremo continuamente (salvo disponibilità di connessione ad Internet) postando le nostre foto e sensazioni!

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Pubblicato da Francesco il 26 Gennaio 2007 in Annunci